Mostra: Niente matita solo penna
  • Da mer 29 luglio a dom 2 agosto
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Mostra: Niente matita solo penna

Dalle ore 20:00

Da Nightmare a Fabri Fibra

Una mostra di disegno a penna · Ex studenti del Liceo Artistico Francesco Cecioni, Livorno

CURATORE
Michael Rotondi

ARTISTI
Oltre 20 ex studenti del Liceo Artistico Francesco Cecioni, Livorno · Anno scolastico 2023–2024

TECNICA
Disegno a penna su carta · Formati: A4, A3, 70×50 cm

CONTESTO DI PRODUZIONE
Liceo Artistico Francesco Cecioni, Livorno · A.S. 2023–2024

ANNO DI PRODUZIONE
2023–2024

PROPOSTA PER
Effetto Venezia — spazio museale o adibito a uso espositivo

NUMERO OPERE
Oltre 20 lavori originali su carta

Sono passati quasi due anni da quando queste ragazze e questi ragazzi sedevano in un’aula del Liceo Cecioni con un foglio davanti e una penna in mano. Nessuna matita. Nessuna possibilità di cancellare. Solo il segno, diretto, irreversibile, onesto.

Oggi sono all’università. Studiano architettura, design, illustrazione, comunicazione visiva, o hanno preso strade che non passano per l’arte — ma i lavori sono rimasti. Rimasti su carta, rimasti belli, rimasti in attesa di uno spazio che li trattasse da quello che sono: opere, non compiti.

Niente matita solo penna è la mostra che avevo promesso loro. Una promessa fatta in classe, con quella leggerezza e quella serietà con cui si dicono le cose importanti quando si lavora insieme. Eccola.

Il perimetro tematico che questi lavori esplorano è vasto quanto lo è l’immaginario di una generazione cresciuta tra flussi di immagini, algoritmi e nostalgia anticipata. C’è Letizia Battaglia reinterpretata a penna, con il peso documentario della sua fotografia tradotto in segno manuale — un gesto insieme di omaggio e appropriazione. Ci sono manifesti rifatti, dove il linguaggio della propaganda e della grafica militante viene riattivato da chi non ha vissuto quegli anni ma li ha assorbiti attraverso archivi digitali e memoria collettiva.

C’è il cinema — frame di film e serie tv ricostruiti a mano, uno per uno, come se l’unico modo per possedere davvero un’immagine fosse ridisegnarla. Copertine di dischi, soprattutto dalla scena pop-punk e dal suo immaginario visivo saturo di inchiostro, DIY, xerox. Ritratti di musicisti — dalla scena rap italiana contemporanea ai volti del b-movie e dell’horror, vecchio e nuovo — disegnati con quella precisione affettuosa che si riserva alle cose che si amano davvero.

Il titolo della mostra è anche una regola tecnica e una posizione estetica. La penna non perdona. Il segno tracciato esiste, si deposita, rimane. Lavorare senza matita è lavorare senza rete — e questi ragazzi lo hanno fatto con una disinvoltura che ha più a che fare con la fiducia nel proprio gesto che con la tecnica acquisita. È questa fiducia, prima ancora del segno, il vero oggetto di questa mostra.

Il sottotitolo — Da Nightmare a Fabri Fibra — non è una provocazione né un esercizio di ironia generazionale. È una mappa. Indica il territorio culturale in cui questi lavori vivono: un territorio che non distingue tra alto e basso, tra cultura ufficiale e sottocultura, tra il volto di un personaggio horror degli anni Ottanta e quello di un rapper italiano degli anni Duemila. Tutto appartiene allo stesso repertorio visivo. Tutto merita lo stesso sguardo, la stessa cura, la stessa lentezza del disegno a penna.

Chiedere a questi ragazzi di ridisegnare un’immagine significa chiedere loro di guardarla davvero. Di fermarsi. Di capire come è fatta. Di scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare. È un esercizio di lettura visiva prima ancora che di produzione artistica — ed è per questo che i risultati hanno la qualità che hanno.

La mostra non è una mostra di fine anno né una retrospettiva didattica. È un progetto espositivo con una sua coerenza curatoriale, un suo ritmo, una sua tesi. Gli artisti sono giovani — alcuni giovanissimi quando hanno fatto questi lavori — ma i lavori non lo sono, nel senso che non portano quella fragilità esibita e quella scusa implicita che spesso accompagna la produzione studentesca. Portano invece una certezza di segno che è insieme la certezza di chi ha qualcosa da dire e la certezza di chi sa come dirlo, anche senza saperlo del tutto.

Niente matita solo penna vuole uno spazio museale o comunque all’altezza della qualità di questi lavori. Non uno spazio che li accolga come testimonianza di un’esperienza scolastica, ma uno spazio che li accolga come arte. Perché è quello che sono.

 

Note tecniche e allestimento

La mostra raccoglie oltre 20 opere originali su carta, tutte realizzate a penna (biro, fineliner, penna tecnica) su supporto cartaceo nei formati A4, A3 e 70×50 cm. I lavori non richiedono particolari condizioni conservative oltre alla protezione dalla luce diretta e dall’umidità.

L’allestimento prevede l’esposizione in cornice o sotto passepartout, con disposizione a parete. La varietà dei formati consente soluzioni di hang flessibili, dal muro unico con griglia modulare agli accostamenti tematici per nucleo. La curatela propone un’organizzazione per aree tematiche — fotografia documentaria, manifesto, cinema, musica, horror e b-movie — con possibilità di accostamenti trasversali.

Il progetto è autosufficiente dal punto di vista delle opere ed è disponibile a collaborazioni per quanto riguarda testi in mostra, materiali grafici e comunicazione.

Il curatore

Michael Rotondi è artista visivo e insegnante. Svolge da oltre vent’anni una pratica interdisciplinare che attraversa pittura, installazione, disegno e ricerca processuale. Insegna al Liceo Artistico Francesco Cecioni di Livorno, dove ha sviluppato il progetto da cui nasce questa mostra. È membro del collettivo AroundGaza e consigliere del CDA della Fondazione Trossi Uberti di Livorno. Come artista ha esposto in Italia, Europa, Asia e Stati Uniti, con partecipazioni a biennali internazionali. La sua pratica curatoriale nasce dall’idea che il lavoro degli studenti — quando è lavoro vero — merita gli stessi spazi e la stessa attenzione del lavoro degli artisti professionisti.

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