Da Picasso a Warhol – Arte a 33 Giri

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Da Picasso a Warhol – Arte a 33 Giri

Dal 31 luglio al 4 agosto Effetto Venezia 2024 – La musica dal mondo ospita la mostra Da Picasso a Warhol – Arte a 33 giri. L’esposizione sarà visibile al Museo della Città di Livorno, sezione Arte contemporanea, con orario 10.00 – 24.00 durante Effetto Venezia (31 luglio-4 agosto) e, successivamente, dal 6 agosto al 1° settembre (dal martedì alla domenica), con orario 10.00 – 20.00. L’ingresso durante Effetto Venezia è gratuito

La mostra rappresenta un viaggio affascinante attraverso l’evoluzione dell’arte moderna e contemporanea, esplorando il dialogo tra le arti visive e la musica per mezzo delle iconiche copertine dei dischi in vinile. Allestita per la Città di Livorno, questa esposizione unica nel suo genere vanta opere di alcuni tra i più celebri artisti del XX e XXI secolo, da Matisse a Basquiat, da Dubuffet a Beuys, includendo giganti dell’arte come PicassoMiròWarholJeff KoonsDamien Hirst, e molti altri.

Il progetto, curato da Vincenzo Sanfo, un autorevole esperto di arte e curatore di oltre 300 mostre internazionali, è patrocinato dal Club Tenco e beneficia della collaborazione di un comitato di esperti, tra cui Alessandra Mammi, Red Ronnie e Sergio Secondiano Sacchi. Sanfo ha una lunga storia di collaborazione con importanti musei internazionali e ha organizzato eventi di grande rilievo come le mostre sui Capolavori del Vaticano e la Biennale di Venezia.

“Da Picasso a Warhol” non è solo una celebrazione dell’arte, ma anche un tributo alla grafica contemporanea e alla capacità degli artisti di rivoluzionare il mondo dell’arte attraverso le copertine dei vinili. La mostra include opere che vanno dai primi esperimenti di Andy Warhol negli anni ’40 alle ultime creazioni poco prima della sua morte, passando per le illustrazioni musicali di Toulouse Lautrec, Salvador Dalì, e altri protagonisti dell’arte del XX secolo.

L’esposizione offre anche uno sguardo sulle collaborazioni inusuali tra artisti e musicisti, documentando interazioni sorprendenti tra figure come Lady Gaga, i Rolling Stones, Bruce Springsteen e artisti come Mario Schifano e Andy Warhol, che hanno creato gruppi musicali propri. Una mostra unica, che promette di sorprendere e incantare i visitatori con la sua ricchezza di scoperte e opere straordinarie, concepite per diventare iconiche copertine di dischi e destinate a entrare nelle case di milioni di persone.

Afferma Vincenzo Sanfo, curatore della mostra: “Lanciati dalla Columbia Records, i dischi in vinile vennero subito utilizzati in tutto il mondo e a partire dal primo, con inciso il “Concerto per Violino in mi minore di Mendelssohn”, divennero quel fenomeno del collezionismo musicale che ancor oggi accompagna la vita di milioni di appassionati in tutto il mondo. Assieme alla sua diffusione nacque anche, inevitabilmente, la necessità di creare a questi vinili un abito confacente e avente la capacità di attrarre il probabile compratore. Ed ecco che a questo pensò, Alex Steinweiss, sulla fine degli anni 30 il quale realizzò una foto che diverrà la copertina di un disco e che aprirà la strada alle cover, come le intendiamo oggi.

Di lì in poi, designer e grafici si gettarono a capofitto in questa nuova avventura e anche, inevitabilmente, gli artisti che trovarono in questa attività una nuova fonte di reddito, ma soprattutto una straordinaria palestra di ispirazione. La cover, intesa come contenitore, dovrebbe avere come scopo quello di accompagnare e sottolinearne il contenuto, cioè il disco in vinile e il suo interprete, ma affidata ad un artista diventa altro e la sua forza visiva talmente iconica ed evocativa da esserne indipendente. Si pensi ad esempio alla mitica cover con la banana, realizzata da Warhol e divenuta più celebre del gruppo a cui era dedicata.

La mostra Arte a 33 giri è proprio focalizzata su questo aspetto, quello dell’intervento squisitamente artistico. La mostra intende porre l’accento sul lavoro di artisti che sono intervenuti in totale autonomia e con la più ampia libertà creativa, spesso prescindendo, e a volte addirittura in aperto contrasto con il

contenuto, non avendo come finalità quella della promozione commerciale del prodotto, bensì quello di piegarlo alla propria visione di un messaggio da veicolare anche attraverso il mondo della musica che, con le sue cover garantisce una diffusione spesso di tipo planetario.

Che il messaggio di un artista non sia di tipo puramente commerciale ma “altro” lo testimoniano ad esempio l’iconica copertina, tutta bianca, con il nome in bianco su bianco dei Beatles, realizzato con la complicità di Richard Hamilton uno dei padri della Pop Art britannica che si pone, con questa sua austera invenzione, esattamente all’opposto del suo compagno di strada Peter Blake che invece rese affollata di personaggi e coloratissima la cover di Sgt Pepper e questa sì molto Pop. La bianca cover di Hamilton nel suo minimalismo esasperato resiste comunque al tempo, al punto di essere riconosciuta come una delle copertine più raffinate di sempre, contraltare a quella nero su nero di Andy Warhol realizzata per i Velvet Underground, in cui un teschio che morde un pugnale anch’esso nero, compare e scompare per effetto dei riflessi di luce.

Questi due esempi, ci portano a capire come l’opera di un artista non parta dal principio di creare un messaggio di tipo commerciale, ma bensì da quello di creare un’immagine che faccia riflettere, pensare, rispettando non tanto il senso e il contenuto del prodotto musicale ma piuttosto la filosofia e il pensiero dell’artista che, con le sue immagini, non promuove il disco anzi lo accompagna, spesso aggiungendo quel di più in grado farlo entrare nella storia non solo della discografia musicale.

Le opere emblematiche di questo tipo di percorso, presenti nella mostra Arte a 33 giri, sono molteplici e pur partendo da cover realizzate per la musica classica e il jazz, cedono inevitabilmente la parte del leone al mondo del Pop-Rock che utilizza e saccheggia il mondo dell’arte in una sorta di provocatoria simbiosi creativa che tocca spesso vertici altissimi e quasi sfidando l’un l’altro, artista e musicista, nel tentativo di creare, a volte, veri capolavori. Ecco, quindi, l’importanza e l’originalità di questa mostra che sta nell’evidente dicotomia tra contenuto e contenitore, tra messaggio pubblicitario e messaggio artistico, in una sorta di corto circuito estremamente esaltante.

Il ricco percorso della mostra si snoda anche attraverso una serie di rare chicche, come la cover cofanetto realizzata per immortale le musiche di Francis Poulenc create per l’opera di Apolinaire “Les Mamelles de Tiresias” con impresse illustrazioni di Picasso e Jean Cocteau che, accostate alle cover realizzate da Basquiat, pur attraverso tempi e luoghi apparentemente lontani tra loro, sono invero accomunate nel valore del segno, in cui i personaggi abbozzati e segnicamente espressivi di Basquiat, ci ricordano, in qualche misura, i divertissement picassiani.

E come non restare colpiti dalla commovente cover realizzata da Yoko Ono, in cui si vedono immortalati gli occhiali intrisi del sangue di John Lennon che si accomuna alla silenziosa espressività della mosca di Damien Hirst. Entrambe immagini poeticamente coinvolgenti nella loro drammatica e metafisica semplicità.

Non poteva poi mancare una assoluta rarità discografica: il disco realizzato da Lucio Amelio su spinta di Joseph Beuys e dedicato alle canzoni amate dal più mitico dei mercanti d’arte italiani da lui cantate e incise con l’arricchimento di una cover appositamente realizzata da Cy Twombly nella sua inconfondibile grafia. Una vera opera d’arte, un gioiello per palati sopraffini.

 
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